Facciata gialla a due piani del Museo Ladin de Fascia con basamento in pietra, finestre bianche, una parete rivestita in legno e un pannello rosso con la scritta museo, davanti a un'aiuola fiorita
Facciata gialla a due piani del Museo Ladin de Fascia con basamento in pietra, finestre bianche, una parete rivestita in legno e un pannello rosso con la scritta museo, davanti a un'aiuola fiorita — foto: Holapaco77 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva in Val di Fassa se ne accorge subito: i cartelli stradali riportano due nomi, uno italiano e uno ladino. Pozza è anche Poza, Vigo è Vich, Pera resta Pera, e il comune nato dalla loro unione si chiama San Giovanni di Fassa – Sèn Jan. Non è folclore da cartolina: il ladino è una lingua viva, parlata in famiglia, insegnata a scuola e custodita da istituzioni dedicate. Conoscere questa cultura è uno dei modi più belli per vivere la valle.

Il ladino: una lingua delle Dolomiti

Il ladino è una lingua romanza del gruppo retoromanzo, parlata nelle valli attorno al massiccio del Sella. Le cosiddette cinque valli ladine sono divise tra tre province: la Val di Fassa in Trentino, la Val Gardena e la Val Badia in Alto Adige, Livinallongo (Fodom) e Ampezzo in provincia di Belluno. Ogni valle ha il proprio idioma, con differenze di pronuncia e di lessico, ma con una storia e un'identità comuni.

Le tre varianti del fassano

Anche all'interno della Val di Fassa il ladino non è uno solo. Gli studiosi distinguono tre varianti:

  • il cazet, parlato nell'alta valle, da Mazzin fino a Penia di Canazei;
  • il brach, tipico della parte centrale della valle;
  • il moenat, la parlata di Moena, simile al brach nella struttura ma con caratteristiche proprie di suoni e di vocabolario.

Ascoltare una conversazione in piazza, anche senza capire tutto, è un piccolo viaggio nella storia della valle.

L'Istitut Cultural Ladin "Majon di Fascegn"

Il punto di riferimento per la cultura ladina della valle è l'Istitut Cultural Ladin "Majon di Fascegn", istituito nel 1975 dalla Provincia autonoma di Trento. Ha sede a San Giovanni di Fassa, nell'antico Tobià de la Pieif, il fienile monumentale accanto alla canonica della chiesa pievana di Fassa.

Tra i suoi compiti ci sono la raccolta e lo studio di materiali sulla storia, l'economia, la lingua, il folclore, la mitologia e le usanze del popolo ladino. L'Istituto promuove la diffusione della lingua attraverso pubblicazioni e media, collabora con le scuole ed è anche l'ente scientifico di riferimento per la normazione ufficiale del ladino fassano.

Il Museo Ladin de Fascia

Dal lavoro di ricerca dell'Istituto è nato il Museo Ladin de Fascia, aperto per la prima volta nel 1981. Dal 2001 ha una nuova sede, in Strada de Sèn Jan a San Giovanni di Fassa, che raccoglie le collezioni etnografiche costruite in decenni di ricerche sul territorio.

Il percorso di visita racconta tutta la storia della valle: dalla preistoria alle attività tradizionali, come l'agricoltura, l'allevamento e il lavoro del legno; dalle istituzioni della comunità alle cerimonie civili e religiose; dalla Grande Guerra alla nascita dell'alpinismo e del turismo. Ampio spazio è dedicato alle leggende e alle tradizioni popolari, tra cui il celebre carnevale fassano con le sue maschere. Un sistema multimediale con numerosi video permette di approfondire i temi in più lingue: un aiuto prezioso per coinvolgere anche i ragazzi.

Il museo diffuso nella valle

Il museo non finisce tra le sue mura. Alcune sezioni sul territorio permettono di vedere dal vero gli antichi mestieri della valle:

  • La Sia, una segheria veneziana a Penia di Canazei;
  • il Molin de Pèzol, un mulino storico a Pera di Fassa;
  • L Malghier, dedicato al lavoro del casaro, sempre a Pera;
  • La Boteiga da Pinter, l'antica bottega del bottaio a Moena.

Aperture e visite delle sezioni sul territorio seguono calendari propri: vi consigliamo di verificarli in anticipo sul sito dell'Istituto o presso gli uffici turistici.

Consigli per la visita

  • Il museo ha aperture stagionali, diverse in inverno e in estate: controllate giorni e orari aggiornati prima di andare.
  • Con i bambini è una buona idea di pomeriggio, magari in una giornata di maltempo, quando i sentieri in quota sono meno invitanti.
  • Dopo la visita, guardate la valle con occhi nuovi: i nomi dei luoghi, le case in legno, le feste di paese raccontano la stessa storia che avete appena scoperto.

Per eventi, manifestazioni e appuntamenti legati alla cultura ladina potete consultare anche i canali ufficiali dell'ApT Val di Fassa su fassa.com.

Dormire a Pozza di Fassa

Casa Tania offre due appartamenti indipendenti a Pozza di Fassa, nel cuore della valle: cucine complete, lavatrice, Wi-Fi, deposito per sci e biciclette e parcheggio pubblico gratuito a 50 metri. Uno per le famiglie fino a sei persone, uno per coppie e piccoli nuclei.